Alla scoperta della Valtellina, tra terrazzamenti e borghi unici

Mamete Prevostini, presidente del Consorzio Vini di Valtellina, racconta la bellezza di un territorio diventato patrimonio Unesco per l’arte dei muretti a secco, dove la cucina cambia di paese in paese

 

Mamete Prevostini, produttore a Chiavenna a capo dell’azienda di famiglia fondata ottant’anni fa dai nonni, è presidente del Consorzio Vini di Valtellina, territorio unico in Italia perché nella stessa zona produttiva può vantare due Docg, il Valtellina Superiore e lo Sforzato di Valtellina, oltre al Rosso di Valtellina Doc e alla Igt Alpi Retiche. Il tutto in una valle che è stata riconosciuta nel 2018 da Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità per l’arte della costruzione dei muretti a secco, tecnica che ha permesso di creare i celebri vigneti terrazzati del versante retico che si estendono per una lunghezza complessiva di 2.500 km, di cui 70 in continuità lungo la cosiddetta “Via dei Terrazzamenti”, percorso trekking diventato punto di attrazione internazionale.

 

Quali sono le caratteristiche dei vini di Valtellina?

La nostra è la terra del nebbiolo di montagna, dalle cui uve nasce un vino elegante e dalla spiccata finezza, caratteristiche ricercate da chi ama degustare il vino rosso. I nostri vini nascono in un territorio straordinario come le Alpi, molto importanti anche a livello turistico.

 

E qui entriamo direttamente nel campo enoturistico: come sta andando in Valtellina?

Si tratta di un’attività ormai avviata nella parte media e bassa della valle, laddove si trovano i vigneti terrazzati del nebbiolo, in particolare tra i paesi di Morbegno e di Tirano. Qui arrivano sempre più persone per scoprire questo patrimonio tutto valtellinese e per visitare le nostre cantine, con conseguente sviluppo della capacità ricettiva formata dai ristoranti, che sono nostri clienti e ambasciatori dei vini di Valtellina, e di una rete sempre più importante di B&B. Manca ancora una parte di offerta prettamente alberghiera, ma arriverà di conseguenza. Del resto, l’enoturismo sta spingendo molte ristrutturazioni di casali destinati all’accoglienza dei wine lovers.

 

Quali azioni sta svolgendo il vostro consorzio per accompagnare la crescita enoturistica del territorio?

Esiste una collaborazione consolidata con la Strada del Vino della Valtellina. Siamo due diverse entità, ma lavoriamo insieme per ottenere la massima conoscenza del territorio e della sua offerta vitivinicola e ricettiva.

 

Come sta evolvendo l’offerta delle singole cantine?

Tutti ormai sono attrezzati e organizzati per l’accoglienza in cantina, con formule che partono da una semplice degustazione e vanno a salire in termini esperienziali. Alcune aziende sono sempre aperte al pubblico, altre su prenotazione. E tutti amano raccontare le caratteristiche del territorio, perché poi la comunicazione al pubblico diventa un volàno per l’economia turistica, che si sviluppa anno dopo anno.

 

Quali sono le attività imperdibili in Valtellina?

L’elenco potrebbe essere molto lungo, a partire dai borghi bellissimi che si trovano nella nostra valle: il centro storico di Sondrio, Tirano. Teglio, Chiuro e Ponte in Valtellina, che sono curati in modo maniacale dai loro abitanti. In generale, le passeggiate lungo i vigneti terrazzati, anche quelli più impervi e più ripidi, sono la vera attività da non perdere, perché è camminando in questi punti del territorio che si comprendono le caratteristiche del vigneto valtellinese.

 

Con le Olimpiadi invernali 2026, il mondo ha imparato a conoscere la Valtellina e il suo piatto più rappresentativo, naturalmente ci riferiamo ai pizzoccheri. Ma la vostra cucina è molto più ampia. A quali vini si abbina?

Una delle caratteristiche dei nostri nebbiolo è la sua capacità di accompagnare piatti molto diversi. Si può anche degustare d’estate, fresco, accompagnandolo a un piatto di pesce. È una delle conseguenze della sua finezza ed eleganza. L’importante è che la struttura del vino non sovrasti l’intensità del piatto o viceversa. Come Consorzio, ci stiamo battendo affinché il servizio avvenga alla giusta temperatura, quindi mai oltre i 18 gradi centigradi e nei periodi estivi, scendendo fino a 15-16 gradi, diventa un abbinamento piacevolissimo a piatti semplici e più tipici della bella stagione. Poi il bello della Valtellina è che la cucina cambia in ogni borgo, compresi i pizzoccheri che non si mangiano mai allo stesso modo.

 

Qual è il momento migliore per visitare la Valtellina?

È sempre bello visitare la valle, ma se devo scegliere il momento migliore credo sia quello compreso tra la fine di agosto e il mese di ottobre, quando l’uva giunge a maturazione, assumendo quel colore così intenso e con la pruina che la rende quasi magica. Vedere questo spettacolo, lungo i terrazzamenti letteralmente strappati alla roccia, è un miracolo della natura. Per un amante del vino si tratta di un’esperienza tutta da vivere e della quale porterà con sé il ricordo, per sempre. Ricorderà il rosso/marrone della roccia e della terra, il blu intenso dell’uva, il verde delle foglie, l’azzurro del cielo. Una fotografia indimenticabile.

C’è un evento in particolare da fissare in agenda per scoprire la Valtellina e i suoi vini?

Quel momento è Viva, acronimo di Vini di Valtellina, evento annuale che si tiene a settembre, ideato e lanciato nel 2025 in collaborazione tra il Consorzio, la Strada dei Vini e le altre associazioni territoriali, proprio per richiamare gli amanti, gli esperti e chiunque ha la curiosità di conoscere il vino valtellinese, i vigneti, il territorio. Poi io sarò di parte, ma per me non esiste un altro posto bello come la Valtellina.

 

Intervista a:
Mamete Prevostini
Presidente del Consorzio Vini di Valtellina
Degustazione vino al tramonto, in Valtellina

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