Claudio Franzoni, presidente del Consorzio Botticino Doc, racconta le caratteristiche di una denominazione storica (“Qui si produce il vino fin dall’era dell’Antica Roma”), piccola e orgogliosa
Claudio Franzoni è presidente del Consorzio Botticino Doc, costituito nel 1996, che tutela e promuove l’omonima denominazione bresciana (Doc fin dal 1968) insieme ai vini della Igt Ronchi di Brescia. La sua azienda è a suo modo storica, essendo stata fondata nel 1910 da Fedele Franzoni, ed è giunta alla quarta generazione. Al Consorzio aderiscono 13 aziende, in rappresentanza del 99% dei viticoltori e del 99% della produzione.
Ci racconta la vostra piccola denominazione?
Il Botticino è una tra le Doc storiche in Italia e anche una tra le più piccole con circa 25 ettari vitati rivendicati. È storica perché qui si parla di vino già dall’epoca degli antichi romani, in un territorio famoso in tutto il mondo per il suo marmo, con il quale sono stati edificati il Grand Central Terminal a New York e l’Altare della Patria a Roma. Le uve migliori arrivano dai vigneti esposti a sud e sudest, partendo dai 150 metri sul livello del mare per arrivare ai 450-500 metri in un terreno ad alta mineralità. Da noi c’è molto da vedere e molto da scoprire.
Quali sono le cose da non perdere nel territorio del Botticino?
Per prima cosa, una visita alle cave del marmo, che va concordata ma è tra le esperienze imperdibili perché è un marmo cavato “a vista”. E poi il Museo del Marmo di Botticino, dove viene ricostruita la storia delle operazioni di estrazione e la storia della nostra gente. Tra una visita e l’altra, suggerirei qualche bella passeggiata tra i vigneti e poi naturalmente un ingresso nelle aziende produttrici del vino Botticino Doc.
Come Consorzio, quali attività state sviluppando in chiave enoturistica?
Siamo in 13 associati, di cui soltanto 7 escono con la propria etichetta, quindi le risorse per la promozione e per le attività sono sempre scarse. L’indirizzo di investire in accoglienza c’è, poi sono le singole aziende a darsi da fare per richiamare visitatori e per accoglierli al meglio. Il principale momento dedicato al Botticino e all’accoglienza nel territorio è quello che viene annualmente organizzato in ottobre, al termine della vendemmia, quando si presentano le annate precedenti e in degustazione sono presenti circa venti tipologie di Botticino Doc, perché ogni azienda ne fa più di uno.
Quali sono i piatti del territorio perfetti in abbinamento al Botticino Doc?
Trattandosi di un grande vino rosso, nelle sue versioni base e riserva, si abbina molto bene con le carni rosse a lunga cottura, come i brasati, e poi con i salumi e i formaggi di medio/lunga stagionatura. Poi ci si può sbizzarrire, perché si parte da un Botticino classico che ha una gradazione alcolica più contenuta, intorno ai 13-13,5 gradi, per arrivare alle riserve che arrivano fino ai 15-15,5 gradi alcolici. E se a farla da padrone negli abbinamenti è la carne, c’è spazio anche per sperimentazioni come il Botticino Riserva con cioccolato fondente ad alta percentuale di cacao. Non dimentichiamo, naturalmente, uno dei piatti-simbolo del territorio ovvero lo spiedo bresciano, che oggi chiaramente è diverso rispetto a quello tradizionale, ma anche la versione contemporanea chiama un bel calice di Botticino Doc.
Come si svilupperà l’accoglienza in futuro?
Noi produttori siamo i primi a credere nel territorio in cui operiamo. Ed è per questo che stiamo cercando di sviluppare progetti basati sulle cantine come elemento integrante della visita a Botticino, alle sue cave di marmo e al circondario. Essendo mediamente piccoli, è tutto complicato ma poi alla fine vediamo che i visitatori diventano estimatori, ritornano e acquistano le nostre bottiglie.
Quand’è il momento migliore dell’anno per visitare Botticino?
La primavera inoltrata, nei mesi di maggio e giugno, e poi l’autunno, tra settembre e ottobre. Però qui è bello tutto l’anno.




