Dal 1993, in località Scanzorosciate (Bergamo), è in attività il Consorzio di Tutela Moscato di Scanzo, per effetto della trasformazione dell’Associazione Produttori Moscato di Scanzo che era stata fondata nel dicembre 1982.
Il prodotto di riferimento ha una particolarità che potrebbe essere fuorviante per chi, conoscendo i vini che derivano da uve moscato, se li immagina tutti “bianchi”. Il Moscato di Scanzo, invece, è un passito rosso. È il frutto della vinificazione di un vitigno autoctono, a bacca rossa, coltivato in colline dove i vigneti si sono ritagliati spazio tra boschi e pendii selvaggi. L’identità territoriale è forte: da disciplinare, deve essere ottenuto in purezza da uva Moscato di Scanzo, e solo da una parte ben definita del territorio comunale di Scanzorosciate, equivalente a 31 ettari, con una resa di 70 quintali per ettaro e che poi, per effetto dell’appassimento, determina un 30% di resa massima dell’uva in vino. In definitiva, considerando una produzione media annua di 60.000 bottiglie (il formato più utilizzato è quello da 0,5 litri), si tratta di una vera “chicca”.
La storia di questo vino affonda le proprie radici nel Medioevo. Le prime testimonianze scritte relative alla coltivazione del Moscato rosso e alla produzione del cosiddetto “moscatello” nell’area risalgono infatti alla fine del XIII secolo, a conferma di una tradizione vitivinicola consolidata e profondamente legata al territorio. Nel corso dei secoli, la coltivazione di questo vitigno ha contribuito a modellare il paesaggio e l’identità culturale delle colline di Scanzorosciate.
Il Consorzio riunisce oggi 17 aziende produttrici impegnate nella valorizzazione e nella salvaguardia della denominazione Moscato di Scanzo DOCG, una delle più piccole denominazioni di origine controllata e garantita d’Italia. L’attività del Consorzio si concentra sulla tutela della qualità, sulla promozione del vino e sulla diffusione della conoscenza di un prodotto che rappresenta un’eccellenza enologica unica nel panorama nazionale.