“Collina del Milanese” è il nome più appropriato per questa Igt che ha come “epicentro” il borgo di San Colombano al Lambro, dove il paesaggio cambia all’improvviso: la Pianura Padana lascia spazio a dolci rilievi, filari ordinati e piccoli borghi che custodiscono storie antiche. Ma se a San Colombano al Lambro c’è una collina inaspettata, perché la Igt prende anche il nome “del Milanese”? Perché siamo in una sorta di enclave geografica che, come svela il nome, appartiene alla provincia di Milano, pur essendo stretta tra i territori provinciali di Lodi e Pavia.
Si tratta di una denominazione giovane sulla carta, essendo stata riconosciuta nel 1995, ma antichissima nella realtà dei fatti. Gli studi geologici suggeriscono che questa altura sia un frammento degli Appennini separato dal Po, e i ritrovamenti di coralli e conchiglie lo dimostrano. È come se un pezzo di mare lontano avesse lasciato un segno nelle vigne di oggi.
La coltivazione della vite è radicata: le prime tracce risalgono al 918 d.c. in un documento nel quale l’imperatore Corrado I menziona la zonavitivinicola. E nel Medioevo furono i monasteri a riportare ordine, cura e spiritualità in queste terre, il cui centro di riferimento, San Colombano al Lambro, prende il nome da un monaco irlandese che modellò paesaggi agricoli, introdusse tecniche, rese la viticoltura un tratto identitario di questa piccola collina lombarda.
Oggi la zona può vantare una Doc, quella di San Colombano al Lambro, e questa Igt Collina del Milanese che comprende vini diversi: il Bianco (fresco, paglierino e giovane), il Rosato (sapido e leggero), il Rosso (rubino, vivace e fragrante) e il Passito (aromatico, vellutato e leggermente ambrato).
Questo è un luogo da visitare perché rappresenta l’unica zona davvero vitivinicola della provincia di Milano, perché – in quanto tale – è sorprendente e perché offre la visione autentica di un territorio che è industriale a nord di Milano, ma fortemente rurale a sud. La frenesia milanese si trasforma quindi in relax, riscoperta dei piatti tipici della “Bassa” lombarda come i salumi, la cassoeula, i risotti invernali e primaverili, le carni bollite, tutto accompagnato dai vini che esaltano questi sapori. Un territorio che continua a evolversi, ma senza dimenticare le proprie radici.