Viene considerato l’anima della Valtellina in bottiglia: potente e raffinato, antico e allo stesso tempo contemporaneo.
Lo Sforzato (o Sfursat) è figlio del vento delle Alpi e del tempo che matura le uve, ed è un vino che unisce tradizione e innovazione con la naturalezza dei grandi classici.
La sua nascita è legata a un’idea antica, che viene applicata anche in altri territori italiani: ma proprio per le caratteristiche presenti solo in Valtellina, questa idea finisce per imprimere la propria unicità al vino, ottenuto prevalentemente da uve Nebbiolo o Chiavennasca (minimo 90%, ma può anche diventare monovitigno) che vengono lasciate appassire dopo la vendemmia per concentrarne aromi, zuccheri e struttura.
Da qui deriva il nome Sfursat o Sforzato, perché le uve con l’appassimento diventano “concentrate”, dotate di maggiore struttura e potenza.
Nasce così il primo vino rosso passito secco italiano ad aver ottenuto la Docg, risalente al 2003, come riconoscimento al suo valore storico e alla sua unicità.
Da qui deriva il nome Sfursat o Sforzato, perché le uve con l’appassimento diventano “concentrate”, dotate di maggiore struttura e potenza.
Nasce così il primo vino rosso passito secco italiano ad aver ottenuto la Docg, risalente al 2003, come riconoscimento al suo valore storico e alla sua unicità.
I grappoli, dopo la raccolta, sono destinati all’appassimento nei fruttai dove il vento delle montagne asciuga lentamente gli acini.
Qui, giorno dopo giorno, avviene la disidratazione naturale, fino al 30% in meno di peso, e restano solo la concentrazione e l’essenza.
Questo processo si conclude – salvo espressa richiesta del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina in presenza di condizioni climatiche che rendessero necessaria l’anticipazione dei tempi – non prima dell’1 dicembre, data che si impone come punto di partenza per la vinificazione, e allora la sfida dal fruttaio si sposta in cantina dove alla pigiatura segue un lungo affinamento: almeno 20 mesi a partire dall’1 aprile dell’anno successivo alla raccolta, di cui 12 in legno, per permettere allo Sforzato di raggiungere quella matura eleganza, quei profumi di frutta, spezie e sottobosco, e quella struttura vellutata che lo rendono inconfondibile e adatto non solo accompagnare piatti importanti di carne o formaggi stagionati, ma anche come vino da fine pasto o da meditazione, magari in una serata di buone letture davanti al caminetto acceso.
Qui, giorno dopo giorno, avviene la disidratazione naturale, fino al 30% in meno di peso, e restano solo la concentrazione e l’essenza.
Questo processo si conclude – salvo espressa richiesta del Consorzio di Tutela dei Vini di Valtellina in presenza di condizioni climatiche che rendessero necessaria l’anticipazione dei tempi – non prima dell’1 dicembre, data che si impone come punto di partenza per la vinificazione, e allora la sfida dal fruttaio si sposta in cantina dove alla pigiatura segue un lungo affinamento: almeno 20 mesi a partire dall’1 aprile dell’anno successivo alla raccolta, di cui 12 in legno, per permettere allo Sforzato di raggiungere quella matura eleganza, quei profumi di frutta, spezie e sottobosco, e quella struttura vellutata che lo rendono inconfondibile e adatto non solo accompagnare piatti importanti di carne o formaggi stagionati, ma anche come vino da fine pasto o da meditazione, magari in una serata di buone letture davanti al caminetto acceso.