Tra Mantova e Brescia, le aziende produttrici sviluppano esperienze dedicate ai visitatori del più grande lago d’Italia, come ci racconta la vice presidente del Consorzio, Claudia Tuliozi
Chiara Tuliozi è imprenditrice nel vino con la Cantina Ricchi di Monzambano (Mantova) e vice presidente del Consorzio Garda Doc, denominazione che unisce le province affacciate sul lago, due delle quali appartengono alla Lombardia (Brescia e Mantova), e promuove lo stile Garda nel Mondo. Un territorio naturalmente vocato all’enoturismo, proprio per la forte capacità di attrazione turistica internazionale del più grande lago d’Italia, capace di attrarre 28 milioni di presenze l’anno.
Quanto incide l’apporto del turismo per le imprese della denominazione Garda Doc?
Il Lago di Garda è sempre stato il nostro punto di forza e il motore della nostra capacità di proporre esperienze legate al vino, al territorio e alle aspettative di chi lo visita. Partendo da punti vendita aziendali, dove i turisti potevano e possono acquistare i vini delle aziende produttrici, siamo cresciuti costantemente aprendo le cantine al pubblico e sviluppando proposte di visita sempre più coinvolgenti e innovative. Oggi chi vive l’esperienza in azienda vive anche un’emozione.
Quanto conta la parte emozionale dell’offerta?
Sempre di più. Anni fa le visite erano focalizzate sui contenuti tecnici, in particolare sulla descrizione dei vini, mentre oggi sono trainanti i picnic in vigna, le passeggiate a cavallo tra i vigneti, le escursioni in bicicletta. Tutto dipende dalla volontà e dalla fantasia delle singole aziende.
Qual è il ruolo del Consorzio?
Sarò molto franca: se parliamo di enoturismo, inizialmente non c’è stato una particolare capacità di indirizzo alle imprese, che sono andate avanti da sole nella promozione del territorio e con lo sviluppo di iniziative autonome. Negli ultimi dieci-dodici anni è emersa tutta la potenzialità legata all’accoglienza e il Consorzio Garda Doc ha cambiato passo, accompagnando le imprese e contribuendo alla promozione del territorio. C’è tanto lavoro da fare, ma l’impegno della presidenza precedente e di quella attuale sta portando ottimi risultati, anche in termini di progetti condivisi tra le imprese vitivinicole.
Proviamo a disegnare un percorso enoturistico di Garda Doc?
Nel territorio lombardo ci sono tanti borghi da visitare. Vorrei citare Castellaro Lagusello con il suo lago a forma di cuore, Solferino e Cavriana con il richiamo alla storia e alle battaglie del Risorgimento, la stessa Monzambano dove si trova la mia azienda. Il territorio delle colline moreniche a cavallo tra Brescia e Mantova è caratterizzato da rocche, castelli, musei e, tra una visita e l’altra, ci sono le nostre cantine sempre pronte ad accogliere i visitatori per offrir loro vini ed esperienze gastronomiche.
Quali sono gli abbinamenti ideali tra cucina territoriale e vini Garda Doc?
Per me il massimo è il luccio in salsa con il nostro Chardonnay Garda Doc Meridiano: equilibrato, in grado di “sgrassare” con la sua acidità quella che è la naturale grassezza del pesce d’acqua dolce. Lo Chardonnay è una delle produzioni di eccellenza di un territorio come quello delle colline moreniche dove anche altri vitigni internazionali, come Merlot e Cabernet Sauvignon, sono coltivati e offrono, sotto forma di vino, un’espressione totalmente diversa da quella che si ottiene in altri territori.
Qual è il momento ideale per visitare il territorio di Garda Doc?
Ogni momento dell’anno è buono ma la primavera, da inizio marzo a Pasqua, per me è la stagione ideale perché si inizia a vivere l’esperienza outdoor con i primi tepori e con la fioritura in corso. Aggiungerei anche il mese di settembre. In ogni caso siamo aperti tutto l’anno, su prenotazione.
Concludiamo con un evento da non perdere?
La Festa dell’Uva di Monzambano, nella terza settimana di settembre. Si tiene da più di cinquant’anni ed è l’evento perfetto per degustare i vini della denominazione e per scoprire le specialità gastronomiche del territorio.


