Lugana, l’esperienza turistica dal lago ai vigneti

Roberto Girelli, vicepresidente del Consorzio di tutela Lugana Doc, racconta l’evoluzione in atto nell’offerta ai wine lovers, basata sulle visite ai luoghi-simbolo della denominazione e con un festival in arrivo

 

Roberto Girelli è vicepresidente e consigliere di amministrazione del Consorzio di tutela Lugana Doc, costituito dal 1990 per promuovere e difendere la denominazione nata nel 1967 a cavallo tra le province di Brescia e Verona e basata sulla varietà locale delle uve Trebbiano, chiamata Turbiana. L’azienda di Girelli, Montonale, si trova in territorio bresciano, in località Conta, nel comune di Desenzano del Garda.

 

Essere sul Garda ha determinato, per le aziende del Lugana, una sorta di predisposizione naturale all’enoturismo?

Data la posizione, il bellissimo territorio, il fatto di avere a disposizione 28 milioni di turisti l’anno che sono attratti dal lago, sicuramente è così. Oggi, inoltre, il richiamo va oltre il classico visitatore del lago di Garda che, italiani a parte, è il turista di area Dach ovvero Germania, Austria e Svizzera. Stiamo vedendo sempre più persone dal nord Europa e soprattutto tanti americani, che probabilmente trovano nel Lago di Garda un punto di sosta perfetto nel viaggio da Milano a Venezia. Questo sviluppo, a mio avviso, sarà ulteriormente sostenuto dalle aperture in corso di hotel delle maggiori catene internazionali lungo le sponde del lago.

 

Quand’è che le aziende del Lugana hanno iniziato ad aprirsi alle visite?

L’enoturismo è ormai un fenomeno consolidato. Montonale, ad esempio, ha dato il via all’accoglienza nello stesso anno in cui fu realizzata la nuova cantina, e sono passati ormai 15 anni. Lo abbiamo fatto con la percezione dell’esistenza di una richiesta da parte del mercato. In tutto questo tempo l’enoturista, provenendo da territori che già aveva visitato, ci ha insegnato che occorreva sviluppare delle esperienze diverse rispetto alla semplice visita con degustazione. La sua esigenza è legata alla scoperta del territorio del Lugana e all’approfondimento dei nostri vigneti, arrivando a toccare fisicamente quello che è il nostro cru, Orestilla, per osservare dove nasce quel che poi si ritrova nel calice. E noi ci siamo attrezzati. Oggi l’accoglienza è una parte organizzata in maniera quasi indipendente rispetto al resto dell’azienda e da essa dipende circa un quinto del nostro fatturato.

 

Cosa fa il Consorzio del Lugana per incentivare l’enoturismo?

In questi anni sono state lanciate delle bellissime iniziative, partendo dal “manifesto dell’enoturismo”, un decalogo di linee guida condivise con hospitality manager delle aziende. Proseguendo con una serie di incontri legati alla formazione del personale, perché le aziende del consorzio sono perlopiù di piccole dimensioni ed era necessario prepararle a gestire nel migliore dei modi l’accoglienza in cantina. E poi con la “mappa per l’enoturista”, uno strumento lanciato in versione cartacea e digitale e messo a disposizione dei turisti non solo online, ma anche fisicamente negli hotel, nelle varie strutture ricettive del territorio e nei punti di informazione, utile per trovare le cantine aperte e per informarsi sui servizi che offrono. Il Consorzio è quindi parte attiva nella promozione dell’offerta enoturistica.

 

Quali sono le evoluzioni in corso? Come sta cambiando l’offerta delle esperienze in azienda?

Le più interessanti riguardano i tour organizzati dalle stesse aziende vitivinicole, come quelli in barca per visitare la penisola di Sirmione e le grotte di Catullo, o le escursioni in altri luoghi-simbolo come la Torre di San Martino, uno dei posti dove è stata scritta la storia dell’Unità d’Italia e al tempo stesso un punto di osservazione ottimale della nostra denominazione, con uno sguardo a 360 gradi dall’alto sul territorio e sui vigneti. C’è chi propone le passeggiate a cavallo, chi altre modalità di turismo attivo. Noi, ad esempio, abbiamo scelto di arricchire l’esperienza con una parte gastronomica, organizzando un pranzo in abbinamento ai nostri vini in un ristorante-partner specializzato nei piatti tipici del territorio.

 

A proposito dei piatti tipici, il Lugana è un vino bianco che accompagna perfettamente il pesce di lago, ma non solo… Qualche abbinamento ideale?

Il primo che mi viene in mente è con il coregone (lavarello), il re dei pesci del lago. Poi con il luccio, con l’anguilla che è un pesce particolarmente grasso e proprio per questo l’acidità del Lugana permette di “sgrassare” la bocca durante il pasto. Poi le classiche sarde in saor, un must del Lago di Garda.

 

Qual è il periodo dell’anno migliore per visitare il lago di Garda?

Mi verrebbe da rispondere: tutto l’anno. Del resto, il comparto turistico si sta attrezzando per far sì che le strutture del lago siano aperte anche durante l’inverno, che è potenzialmente la stagione più debole, proprio perché in genere gli hotel e i ristoranti sono chiusi. D’inverno, poi, il lago è particolarmente bello per la luce che lo caratterizza, per le acque cristalline del lago e per il fatto che c’è meno caos. Poi, certamente, i periodi più belli sono quelli della mezza stagione, dalla primavera con il germogliamento della vite all’autunno con la vendemmia e poi con il foliage tipico della parte più avanzata della stagione autunnale.

 

C’è un evento imperdibile durante l’anno, per il Lugana?

Quest’anno ci sarà per la prima volta il Lugana Festival. Si terrà a Sirmione, alla fine di settembre, e oltre al coinvolgimento della ristorazione, sarà un vero e proprio evento enoturistico perché verranno realizzati dei circuiti di visita tramite bus navetta che, dal centro di Sirmione, porteranno i wine lovers a visitare le cantine del territorio.

Intervista a:
Roberto Girelli
Vicepresidente e consigliere di amministrazione del Consorzio di tutela Lugana Doc
panoramica, azienda Montonale, dove viene prodotto vino Lugana DOC

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