I siti archeologici tra Mantova, lago di Garda e Valtellina

Un itinerario che permette di visitare borghi rurali, due grandi laghi (Garda e Iseo) e valli di montagna, dove degustare i prodotti del territorio e i vini del Garda, i vini tipici mantovani e quelli della Valtellina.
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Scoprire i parchi archeologici della Lombardia salendo dalla pianura fino ai monti, intervallando le visite alle aree dove sono custodite e protette le vestigia del passato con la scoperta di vini e sapori dei territori attraversati, in auto o in bicicletta, a seconda della stagione, del tempo a disposizione e della voglia di misurarsi anche con l’attività fisica. In questo percorso vi accompagniamo dalla provincia di Mantova fino alla Valtellina, percorrendo valli suggestive e in buona parte inesplorate dal turismo di massa. Buon divertimento!

 

Perché scegliere un percorso archeologico ed enoturistico in Lombardia
L’interesse per il turismo esperienziale è in costante crescita: non basta più visitare un monumento o degustare un calice di vino: i viaggiatori più acculturati cercano percorsi integrati che mettano in dialogo la storia e sapori del territorio. La Lombardia è ideale perché offre aree archeologiche talvolta poco conosciute, in altri casi note in tutto il mondo come nel caso della Valle Camonica. Al tempo stesso, si possono scoprire alcune delle più prestigiose denominazioni vinicole italiane, dalla Valtellina al Lago di Garda, fino ai vini delle pianure lombarde.

Seguire un itinerario culturale ed enologico permette quindi di immergersi nella storia antica, riscoprendo tracce romane, longobarde e preistoriche, per poi assaporare i frutti di una tradizione vitivinicola che affonda le proprie radici nei secoli.

 

Prima tappa: Dall’Oltrepò Mantovano a Sirmione

Il nostro viaggio comincia da Ostiglia, città di nascita di Cornelio Nepote, storico e biografo dell’Antica Roma, e dove iniziò la sua attività di tipografo colui che sarebbe poi diventato l’editore più noto d’Italia, Arnoldo Mondadori. Qui si trova il Museo Archeologico della città, attualmente chiuso, che risulta articolato in due sale dedicate all’esposizione di reperti dell’età del Bronzo, dell’età del Ferro e dell’età romana appartenenti alle collezioni civiche Greggiati e Gemma; un terzo ampio ambiente è riservato a esposizioni e sala didattica. Ostiglia è anche la base per andare alla scoperta dell’Oltrepò mantovano, partendo dalla vicina Revere, terra di viticoltura e di produzione del Lambrusco Mantovano Doc, fresco e frizzante, ideale per accompagnare piatti della tradizione. L’offerta museale del territorio comprende, per esempio, il Museo del Po a Borgo Mantovano (Revere) e il Museo Civico Archeologico di Pegognaga. Da Ostiglia costeggiamo il Po in direzione ovest verso Bagnolo San Vito, un borgo situato lungo il corso del Po nella provincia di Mantova, per visitare il Parco Archeologico del Forcello a Bagnolo San Vito, che conserva i resti di un importante emporio etrusco. Questo è anche il comune capofila del distretto gastronomico “Dal Mincio al Po”, luogo ideale per scoprire piatti tipici come i tortelli di zucca, il risotto mantovano “alla pilota” o la variante con il puntèl (braciola di maiale) e tante altre cose sfiziose, da abbinare rigorosamente con il Lambrusco mantovano delle Cantine Giubertoni di San Biagio, a pochissima distanza dal “nostro” Parco archeologico. Da qui proseguiamo verso Mantova costeggiando il Mincio e il Lago Inferiore, incrociando per strada il Parco Museo Virgilio per poi entrare in città dove visitiamo il Museo Archeologico Nazionale di Mantova, che espone reperti dalla preistoria all’età romana, come quelli provenienti dalle necropoli etrusche di Pietole e Roncoferraro. Da Mantova proseguiamo verso Solferino, lungo il corso del Mincio e lungo la ciclabile se abbiamo scelto la soluzione bicicletta, per fare sosta a Cavriana, dove si trova la Fornace di Cavriana, sito archeologico industriale: qui, un tempo, era attiva una delle più importanti fornace di produzione della calce dell’intera Lombardia, poi trasformata in un ristorante. Qualora oggi il ristorante risultasse chiuso, il viaggio non sarà stato comunque inutile perché nella stessa località, in un’ala di Villa Mirra nel centro storico del borgo, si trova il Museo Archeologico dell’Alto Mantovano dove sono esposti dei reperti rinvenuti nel territorio, tra cui anche l’insediamento palafitticolo di Bande di Cavriana. Possiamo concludere la giornata pedalando fino al lago di Garda, superando Pozzolengo e San Martino della Battaglia, per arrivare infine a Sirmione, dove pernotteremo in una struttura vista lago in attesa della visita a un altro celebre museo archeologico.

 

 

Seconda tappa: dal lago di Garda alla Valcamonica

La sponda bresciana del Garda è il luogo ideale per unire le visite in cantina alle “missioni” per scoprire autentici gioielli ereditati dal passato. Iniziamo il nostro viaggio dalle Grotte di Catullo a Sirmione, area archeologica che comprende i resti della vasta e lussuosa villa romana nota dal Rinascimento con il nome di Grotte di Catullo e che risale all’epoca di Augusto ovvero agli anni compresi tra la fine del primo secolo avanti Cristo e l’inizio del dopo Cristo. Spostandosi verso Desenzano, il wine lover alla scoperta del Lugana Doc che qui si produce non può non dedicare un po’ del suo tempo alla Villa Romana e ai suoi celebri mosaici policromi, scoperta casualmente nel 1921 e all’interno della quale è presente anche l’Antiquarium ovvero il museo della Villa, che ospita i materiali rinvenuti nel corso degli scavi. Intorno a Garda si trovano diversi siti palafitticoli, inseriti dal 2011 nella lista Unesco dei Patrimoni dell’Umanità nell’ambito del sito seriale transnazionale Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi. I reperti del Sito palafitticolo di Lugana Vecchia, ritrovati nel 1996 sul fondo del lago, sono in parte esposti presso il Museo Archeologico delle Grotte di Catullo di Sirmione e in parte presso il Museo civico Archeologico Rambotti di Desenzano. Proseguiamo il viaggio allontanandoci dal Garda per raggiungere le Fornaci romane di Lonato del Garda, altro comune dove si produce il Lugana Doc: si tratta di un quartiere artigianale risalente al primo o secondo secolo dopo Cristo composto da sei fornaci di diversa dimensione che erano utilizzate per la produzione dei laterizi. Merita una visita la Rocca di Lonato, fortificazione accessibile posta sulla sommità di uno dei rilievi dell’anfiteatro morenico. Da qui proseguiamo verso Brescia, che meriterebbe diversi giorni di visita, ma il nostro intento di raggiungere la Valtellina ci invita al viaggio fino al lago d’Iseo, che costeggiamo per entrare in Valcamonica, superando Boario Terme per raggiungere la località Naquane, dove si trova il Parco nazionale delle incisioni rupestri, sito Unesco e patrimonio mondiale dell’umanità, primo sito italiano iscritto nella lista (dal 1979). Il nostro viaggio termina a Edolo, per una notte di meritato riposo prima della dura prova alpina che ci attende per entrare in Valtellina.

 

Terza e ultima tappa: da Edolo alla Valtellina

Per raggiungere la Valtellina, se si sceglie la bicicletta, occorre una preparazione ferrea e tanta forza di volontà, perché le vie a disposizione sono due ed entrambe prevedono un passo di montagna: la prima è l’Aprica, l’alternativa è il leggendario Mortirolo. Ipotizzando che sia estate, quando la strada è aperta, scegliamo di entrare nella storia e affrontiamo il numero infinito di tornanti che ci portano ai 1852 metri del valico (pendenza massima 18%) per poi scendere in picchiata verso Grosio, dove la nostra fatica sarà ripagata dalla visita al Parco archeologico delle incisioni rupestri, Si tratta del frutto della scoperta, risalente alla seconda metà degli anni Sessanta, di una serie di incisioni nella zona del dosso dei castelli, territorio dominato dai castelli di San Faustino o Castel Vecchio (X-XI sec) e di Castel Nuovo (XIV sec). L’istituzione del parco risale al 1978 e al suo interno si trova la Rupe Magna, la più estesa roccia alpina incisa dall’uomo con 84 metri di lunghezza e 35 di altezza, e che ospita più di 5.000 incisioni collocate cronologicamente tra la fine del Neolitico (IV millennio a.C.) e l’Età del Ferro (V sec. a.C.). Da Grosio, scendiamo lungo l’Adda percorrendo tutta la Valtellina, ammirando i terrazzamenti vitati, altro Patrimonio mondiale dell’Umanità, che raccontano secoli di lavoro dell’uomo e dove nascono i grandi vini di Valtellina come lo Sforzato di Valtellina Docg e il Valtellina Superiore Docg, da degustare nelle cantine o nelle tradizionali “crotto”. Il nostro obiettivo, a questo punto, è arrivare fino alla fine della valle per poi prendere la via che porta in Val Chiavenna, dove visiteremo Piuto con il suo Museo degli scavi, aperto solo nella bella stagione e che si trova nelle sacrestie all’interno della chiesa settecentesca, già parrocchiale, di Sant´Abbondio di Piuro. Nella cappellina all´ingresso è esposta la campana fusa nel 1398, vicino c’è un sedile in pietra, ritrovato nella zona di Piuro, affiancato da un´antica vasca circolare in pietra ollare con mascherone in rilievo. C’è poi il Museo di Belfòrt, degno di nota per gli scavi sotto il Palazzo dei Piaceri che hanno messo in evidenza la dimensione dei locali e la cura impiegata nella costruzione degli spazi adibiti a cantine e crotti. A Borgonuovo, infine, nelle vicinanze degli scavi dell’Antica Piuro in un edificio tipico dell’architettura rurale, si trova l’Info Piuro Centro Multimediale, il cui percorso espositivo presenta l’offerta culturale e turistica di Piuro tramite pannelli iconografici, totem video, una proiezione olografica dedicata alla frana del 1618 e un touch-screen per approfondimenti fotografici e video delle bellezze del territorio. Il Centro, inoltre, offre il punto di partenza di un percorso guidato sul territorio, supportato dall’audioguida.

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