Giancarlo Tosi, produttore di vino e miele con l’azienda agricola I Germogli, racconta quel che va assolutamente visto nel territorio: il castello, l’enoteca, un museo comunale e le aziende aperte al pubblico
Giancarlo Tosi è produttore di vino e miele sulle colline di San Colombano al Lambro con l’azienda agricola I Germogli, una delle otto realtà associate al Consorzio volontario di tutela dell’unica denominazione presente nel territorio della provincia di Milano, di cui questa zona storicamente vocata alla viticoltura e alla vinificazione rappresenta una sorta di “enclave” in quanto posizionata tra le province di Lodi e Pavia. Una collina, quella di San Colombano, che sorprende il turista in visita e rappresenta anche una delle classiche gite fuori porta dei milanesi alla ricerca di prodotti tipici come, per l’appunto, il vino e il miele, ma non solo.
Di cosa si occupa il vostro Consorzio volontario?
È un consorzio di tutela e di promozione, in attività ormai da oltre quarant’anni e nato per volontà dei titolari delle aziende presenti sul territorio in quell’epoca. Logicamente è un consorzio molto piccolo, perché il nostro è un territorio proprio minuscolo, ma da sempre vocato alla produzione di uva e di vino. Un’attività già in voga cinque-sei secoli fa e che oggi rappresenta l’occasione per visitare San Colombano al Lambro.
Quali sono le principali attività di incoming che state gestendo come consorzio di produttori?
Possiamo disporre dell’enoteca, nata nel 2016 all’interno di Castello Belgioioso come frutto della collaborazione tra il Consorzio e il Comune di San Colombano al Lambro. Si tratta di una situazione molto bella, perché è ospitata all’interno del castello che è il simbolo della città, e fu anche il castello degli Sforza. È aperto tutti i giorni, come luogo di promozione dei vini di San Colombano, e ospita le iniziative e gli eventi organizzati dalle aziende della denominazione. Il miglioramento è costante e al tempo stesso complesso, perché per effettuare le necessarie attività di restauro occorre accedere ai finanziamenti pubblici e le disponibilità sono sempre poche.
Come si sono mosse le singole imprese, in chiave turistica?
Tutte le aziende consorziate sono attive e aperte alle visite, nelle modalità collegate alle loro dimensioni. Nel mio caso, organizzo eventi legati non solo al vino e al cibo, come i percorsi tra le viti e l’apericena con musica, ma anche al miele, partecipando a manifestazioni come Mielerie Aperte che si tiene in primavera.
Qual’è l’unicità di San Colombano al Lambro, la ragione per cui merita di essere visitata?
Il suo essere una terrazza esposta sulla pianura padana. Siamo l’unica zona vitivinicola di Milano, di cui San Colombano al Lambro è un piccolo promontorio a sud, e chi viene in visita da noi può ammirare, nelle belle giornate, un panorama davvero suggestivo, che spazia dall’Oltrepò e dagli Appennini fino alle Alpi. La vicinanza a Milano è un punto di forza, perché si può venire da noi per un weekend ma anche per passare una bella giornata in un contesto totalmente diverso rispetto a quello urbano.
Che programma suggerirebbe a chi ci legge e vuole visitare la vostra città?
Sicuramente la visita al castello e all’enoteca, alle cantine che sono presenti sul nostro sito, una passeggiata o una pedalata lungo i percorsi che non sono particolarmente impegnativi perché le colline sono dolci. E poi c’è, previa prenotazione, la possibilità di visitare il Museo Paleontologico e Archeologico “Virginio Caccia”, dove sono custoditi i reperti ritrovati in collina: vale la pena dedicare un po’ di tempo per scoprire quel che il mare ha lasciato nel nostro territorio.
Parliamo di cibo… Quali sono i piatti ideali per accompagnare i vostri vini? E dove si possono assaggiare?
La cucina di San Colombano al Lambro è quella tipica milanese, con qualche innesto di tipicità lodigiane come la raspadüra. Non mancano le trattorie dove poter degustare i nostri vini accompagnati da salumi, formaggi, risotti, piatti di selvaggina. Il punto di forza del San Colombano Doc sono le sue varie declinazioni, tra cui la più interessante, a mio avviso, è quella rossa perché rispecchia la tipicità del territorio. Poi è bello scoprire come i nostri vini si evolvono tra le ultime annate e quelle del passato, con Riserve che sono degne di nota.
E per il pernottamento?
Poche aziende vitivinicole e agriturismi dispongono di camere da letto, proprio perché si tratta di piccole realtà a conduzione familiare e vocazione perlopiù agricola. Qualora non ci fosse disponibilità in queste realtà, ci si può rivolgere ai bed & breakfast presenti a San Colombano e dintorni.
Un momento dell’anno in cui visitare San Colombano al Lambro?
Suggerirei la quarta domenica di settembre, per la tradizionale Festa dell’Uva con i carri allegorici legati al tema della vendemmia e il gran finale con lo spettacolo pirotecnico.


