Tra Brescia e l’Adamello, i vini di una valle patrimonio Unesco

Devid Stain, presidente del Consorzio Vini Igt di Valle Camonica, racconta l’evoluzione di un territorio tutto da visitare e dei suoi vini che si abbinano a una cucina che cambia di paese in paese

 

Nominato presidente del Consorzio Vini Igt di Valle Camonica nel luglio del 2026, Devid Stain è geologo e produttore di vini a Edolo (Brescia) ed è stato chiamato alla guida del Consorzio costituito tra le aziende accomunate dall’amore per il territorio camuno. Sono 14 in tutto, per una produzione complessiva di una trentina di etichette. Ed esprimono, sotto forma di nettare di Bacco, un territorio patrimonio Unesco, il primo nella storia d’Italia (l’iscrizione risale al 1979) per le celeberrime incisioni rupestri. La vicinanza alla città di Brescia e alle destinazioni turistiche alpine di Ponte di Legno e Passo del Tonale permette ai produttori camuni di disporre di un’ottima visibilità, utile a far conoscere in Italia e nel mondo i propri vini.

 

Che realtà rappresenta il Consorzio Vini di Valle Camonica?

Siamo un piccolo consorzio, destinato a crescere. Nella maggior parte di casi, si tratta di aziende condotte da piccoli produttori che fanno vino come secondo lavoro o come scelta aziendale di investimento, anche se la nostra valle ha una storia consolidata nella produzione vitivinicola e non mancano aziende che operano a tempo pieno. Pur essendo storici, possiamo essere considerati al tempo stesso dei produttori “nuovi” per la scena del vino italiano. Con l’industrializzazione della seconda metà del Novecento, infatti, buona parte della gestione agricola del territorio era andata perduta ed è stata recuperata negli ultimi 20-25 anni. Questo è avvenuto anche grazie all’ingresso di giovani che hanno creduto nel settore primario e hanno voluto investire in viticoltura.

 

Come siete organizzati per accogliere i wine lovers nelle aziende della Valle Camonica?

Siamo agli esordi, proprio per il fatto che molte aziende sono di recente costituzione. Ci saranno importanti sviluppi, parallelamente alla nostra volontà di cambiare il disciplinare di produzione dei vini a indicazione geografica tipica con alcune sostanziali novità in arrivo: l’ampliamento geografico fino a Edolo, il conseguente innalzamento fino ai mille metri di altezza raggiungibili in alta valle, l’inserimento di nuovi vitigni in disciplinare e la possibilità di produrre spumante metodo classico Igt. Spero che l’iter si possa concludere entro la fine del mio mandato. Questo potrà anche stimolare l’enoturismo.

 

Quali sono i vini della Valle Camonica?

Possiamo suddividere la valle in tre aree importanti. La prima è quella di Piambordo ed Erbanno, dove si trovano due grandi aziende che lavorano con viti terrazzate. La seconda è il “conoide freddo” di Losine e Cerveno, dove si concentra buona parte della produzione complessiva. Salendo, c’è la zona molto interessante di Capo di Ponte, dove nascono i riesling più importanti della nostra valle.

 

Cose da non perdere durante una visita?

Siamo un punto di passaggio tra la città di Brescia e la montagna, e in questo punto di passaggio c’è il primo patrimonio Unesco d’Italia dove si può scoprire un ottimo vino, con vini diversi per ogni altitudine. Non è male, direi! A oggi ci sono tre zone differenti, in prospettiva con una zonazione più accurata potremmo arrivare a quota 7-8 zone.

 

Quali sono i piatti tipici che “chiamano” i vini di Valle Camonica?

Una particolarità della nostra valle è che ogni paese ha la sua ricetta dei casoncelli, piatto nato in un’epoca in cui la povertà costringeva le famiglie a creare ricette in base a quel che era disponibile. Poi c’è tutto il lavoro svolto a Ponte di Legno per far conoscere il suo piatto tipico, che sono gli gnoc de la cüa, gnocchi fatti a cucchiaio con una base di farina e spinaci, diventati denominazione comunale. A Malonno ci sono le migole, altra De.Co, una sorta di polenta con farina di castagne, di grano saraceno e burro per accompagnare piatti locali, la verza ripiena e altre particolarità. Il fatto di avere tante tipologie diverse nella nostra Igt permette di trovare sempre l’abbinamento migliore ai piatti tipici del territorio.

 

La sua azienda in cosa si distingue rispetto alle altre?

Alpi dell’Adamello è una piccola cooperativa fondata nel 2019 per vinificare l’uva da varietà resistenti, come da nostro statuto, frutto di una serie di sperimentazioni avviate fin dal 2011. Nel mondo Piwi abbiamo iniziato per primi, in questo territorio, aprendo la strada ad altri produttori che hanno poi scelto di lavorare con i vitigni resistenti. A oggi produciamo una sola etichetta, un bianco fermo da uve coltivate tra i 730 e 915 metri d’altezza.

 

E la vostra cooperativa cosa offre in ambito enoturistico?

Finora possiamo offrire al massimo la visita nel vigneto. Avendo però da poco firmato il contratto d’affitto della nostra cantina, riusciremo a portare i turisti in vigna e anche laddove produciamo il vino.

 

Intervista a:
Devid Stain
Presidente del Consorzio Vini Igt di Valle Camonica
Paesaggio con filari di vite in valle camonica

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