Sergio Cantoni, vice presidente del Consorzio di tutela fondato mezzo secolo fa, racconta un territorio di castelli, monasteri e grandi formaggi da degustare con i vini rossi prodotti nelle colline dalle pendenze talvolta proibitive
L’enologo Sergio Cantoni è vice presidente del Consorzio tutela Valcalepio e direttore da più di 35 anni della Cantina Sociale Bergamasca di San Paolo d’Argon. Piemontese di origine, Cantoni ha trovato in questa terra la propria dimensione umana e professionale e oggi è uno dei più appassionati portabandiera di una denominazione e una provincia che si lega particolarmente bene al vino, con le Doc Valcalepio e Terre del Colleoni e con la Igt Bergamasca, e ancor più all’enoturismo.
Come racconterebbe la Valcalepio a chi non la conosce?
Più che una valle, concetto che identifica una profondità pronunciata dalla pianura all’alta montagna, la Valcalepio si presenta come una fascia pedemontana lunga e stretta, che si estende per circa 70 chilometri tra i fiumi Adda e Oglio per una profondità di 4-5 km. Raccoglie un po’ tutti i primi contrafforti montuosi e i vigneti sono coltivati su colline dalle pendenze a volte proibitive. È una terra tradizionalmente di vini rossi, adatti per accompagnare i piatti della tradizione locale, mentre i bianchi normalmente vengono vissuti come fenomeni stagionali, da abbinare con i pesci di lago e di fiume. La denominazione nasce nel 1976 e quindi ha compiuto i suoi primi cinquant’anni. Possiamo dividere idealmente la Valcalepio in tre zone: la parte più occidentale è conosciuta come per i suoi monasteri, quella centrale è il cuore della denominazione e comprende il territorio tra Bergamo e Grumello, quella orientale è la parte del lago (d’Iseo, ndr) e da Castelli Calepio arriva fino a Sarnico.
Come sono organizzate per l’accoglienza le aziende vitivinicole della Valcalepio?
Parliamo di una realtà formata da una cinquantina di aziende agricole, tra piccole e grandi, e non tutte sono predisposte all’accoglienza perché, in particolare, quelle più piccole sono spesso aziende familiari o unipersonali e quindi non riescono a garantire l’apertura, non essendo prevista la figura dell’hospitality manager. Possiamo quindi considerare una trentina di aziende enoturisticamente attive e pronte a intercettare una buona affluenza di appassionati che transitano per Bergamo utilizzando l’aeroporto di Orio al Serio come punto di arrivo. Sicuramente la struttura aeroportuale rappresenta un punto a nostro vantaggio.
Quali esperienze vanno per la maggiore?
In prevalenza, le visite con degustazione e in alcuni casi con il servizio di ristorazione interno. Il modello tende all’azienda agrituristica, anche se non mancano le sperimentazioni legate ad esperienze particolari.
Cosa fa il Consorzio Valcalepio per incentivare l’offerta enoturistica?
L’attività di supporto alle cantine è ormai consolidata, perché fin dagli anni Novanta il Consorzio ha spinto i propri associati a organizzare una parte della cantina in chiave accoglienza, attraverso la costituzione di spazi per il tasting, con i calici adatti a ciascun tipo di vino e con i frigoriferi per presentare le bottiglie alla giusta temperatura. Con il tempo si è cercato di alzare l’asticella, coinvolgendo anche le strutture alberghiere del territorio per comunicare ai propri ospiti la possibilità di visitare le cantine. Inoltre, il Consorzio si è mosso in chiave formativa, organizzando anche corsi di lingua inglese per i proprietari delle cantine, permettendo così di accogliere i turisti che non parlano l’italiano. La spinta è arrivata anche attraverso la collaborazione con Visit Bergamo.
Quali sono le cose da non perdere in Valcalepio?
Sicuramente i castelli. Nel nostro territorio sono almeno una decina quelli da visitare, da Malpaga a Cavernago, da Urgnano a Pagazzano e Brignano. Più in generale, è l’aspetto della natura a contraddistinguere una zona che, pur essendo ormai urbanizzata, ha mantenuto un buon equilibrio proprio grazie alla coltivazione della vite. Per questo noi diciamo che la Valcalepio è il giardino di Bergamo.
Oltre ai castelli, cosa ci suggerisce di visitare?
Ci sono dei monasteri decisamente importanti come quelli di San Giacomo Maggiore a Pontida, l’Abbazia Vescovile di Sant’Egidio in Fontanella di Sotto il Monte Giovanni XXIII, l’Abbazia di San Paolo d’Argon che oggi ospita una scuola di formazione post diploma. Poi, salendo verso le valli, è d’obbligo un passaggio a San Pellegrino Terme, con i suoi tesory del Liberty, e a Clusone, per ammirare l’affresco della danza macabra. Il bello di Bergamo è che con un’ora di viaggio si è già in alta montagna e quindi ci si può avventurare fino in alta val Brembana e in val Taleggio, dove si trovano alpeggi altrove scomparsi.
A proposito di formaggi e piatti tipici bergamaschi, ne cita alcuni con il relativo abbinamento di vini?
Chi visita la Valcalepio non può fare a meno di provare i casoncelli o gli scarpinocc, che sono praticamente i caloncelli vegetariani. Poi Bergamo è famosa per la polenta, da accompagnare con il cibo in sostituzione del pane o da degustare come piatto unico come polenta taragna, che abbinerei a un Valcalepio rosso riserva.
Qual è l’evento del vino da non perdere?
Sono due i grandi eventi del nostro territorio. Il primo è Evviva-Valcalepio, che un tempo si svolgeva a giugno e negli ultimi anni è stata anticipata a maggio per ragioni climatiche. Si svolge a Bergamo, l’ultima edizione è stata organizzata di fronte all’Accademia Carrara in città bassa, quindi in una location decisamente favorevole, con una quindicina di aziende che presentano i propri vini. L’altra è organizzata, in autunno, dall’associazione Vignaioli Bergamaschi e si chiama “Emozioni dal Mondo: Merlot e Cabernet Insieme”. Si tiene dal 2005 ed è un concorso enologico dedicato al taglio bordolese che dura tre giorni, al termine dei quali si apre “Emozioni di Valcalepio” con l’assaggio dei vini che hanno vinto il concorso e di tutti i Valcalepio che i produttori vorranno portare in degustazione. Quest’anno si terrà la terza settimana di ottobre a Villa di Serio.




