Non è certamente un vitigno autoctono, e forse neppure uno di quelli più rappresentativi della tradizione e della storia lombarda. Ma certamente lo Chardonnay, con le sue uve a bacca bianca, ha permesso ai produttori vitivinicoli regionali di ottenere risultati prestigiosi, partendo dalle bollicine metodo classico in Franciacorta e in Oltrepò Pavese, per arrivare alla produzione di vini fermi e il cui affinamento avviene in parte nel legno e in parte in bottiglia.
Il successo dello Chardonnay coltivato in Lombardia ha contribuito alla diffusione di questo vitigno, le cui uve sono presenti nei due vini Docg già citati, in sei vini Doc (Curtefranca, Garda, Garda Colli Mantovani, Oltrepò Pavese, San Colombano al Lambro e Terre del Colleoni) e in quattordici vini Igt.
Introdotto in regione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il vitigno ha trovato condizioni ideali soprattutto nelle aree collinari e pedemontane, dove l’incontro tra suoli diversificati e microclimi freschi consente di ottenere vini di grande finezza e longevità.
Nelle zone alpine e prealpine della Lombardia, tra la Valtellina e il Garda, lo Chardonnay assume caratteri diversi. I vini prodotti a quote più elevate si distinguono per acidità vivace, profumi più sottili e una marcata impronta minerale. L’uso del legno, dalle barrique nuove ai tonneaux di secondo o terzo passaggio, consente ai produttori di modulare la struttura del vino, senza snaturarne la freschezza.


