Vitigno a bacca bianca raro e antico, tipico della Lombardia orientale e in particolare delle province di Brescia e Bergamo, la cui fama è legata soprattutto a una Igt, quella dei Ronchi di Brescia, nel cui disciplinare viene citato.
Stiamo parlando dell’Invernenga, conosciuto fin dal XVIII secolo quando veniva chiamato “uva d’inverno”, da cui deriva il nome attuale, per la sua maturazione tardiva e la capacità di conservare a lungo i grappoli sulla pianta.
Nell’Ottocento era diffuso nelle colline prealpine della Valcalepio e nelle zone intorno a Bergamo e Brescia, dove veniva utilizzato principalmente per produrre vini bianchi freschi e profumati, spesso mescolati con altre varietà autoctone ormai dimenticate o quasi.
La coltivazione è diminuita drasticamente nel corso del Novecento, per la preferenza accordata dal mercato ai vitigni internazionali, per poi essere riscoperto e valorizzato da produttori legati alla tradizione e alla biodiversità vinicola lombarda.
Oggi l’Invernenga si coltiva sempre in Valcalepio, nell’area dell’Alto Sebino e nelle zone collinari del Bresciano, territori caratterizzati da buone escursioni termiche che favoriscono lo sviluppo di aromi intensi e acidità.
La maturazione è tardiva, e avviene solitamente a partire dalla seconda metà di ottobre.
I vini ottenuti dall’Invernenga si presentano di colore giallo paglierino luminoso con riflessi verdolini, con sentori delicati di frutta bianca al naso, note erbacee e minerali, e con una piacevole acidità in bocca che si accompagna a freschezza, sapidità e leggerezza.


