Il Manzoni Bianco, conosciuto anche come Incrocio Manzoni 6.0.13, ha una storia piuttosto recente, la cui origine è legata a colui che diede il nome a questo vitigno a bacca bianca. Si tratta del professor Luigi Manzoni, docente della Scuola Enologica di Conegliano che tra il 1924 e il 1935 realizzò numerosi incroci, utilizzando vitigni europei di grande prestigio. Uno dei risultati più riusciti fu proprio il Manzoni Bianco 6.0.13, nato dall’incontro tra Riesling Renano e Pinot Bianco: due uve eleganti, fresche e dotate di ottima acidità.
Negli anni ’40 e ’50 gli Incroci Manzoni iniziarono a diffondersi rapidamente, diventando un punto di riferimento per molte zone del Nord Italia, tra cui la Lombardia. Le uve provenienti da questo vitigno sono infatti utilizzate per la produzione di un vino Doc come il Terre dei Colleoni e in 13 Igt: Alto Mincio, Benaco Bresciano, Bergamasca, Collina del Milanese, Provincia di Mantova, Provincia di Pavia, Quistello, Ronchi Varesini, Sabbioneta, Sebino, Terrazze Retiche di Sondrio, Terre Lariane e Valcamonica.
Il Manzoni Bianco è una pianta vigorosa, con foglie grandi e grappoli di media grandezza, abbastanza compatti. Gli acini sono sferici, con buccia spessa di colore giallo-verde e polpa succosa. La maturazione avviene tra fine settembre e inizio ottobre.
Il vitigno è apprezzato anche dagli agricoltori per la sua buona resistenza alla siccità, ai venti e alle basse temperature, in suoli anche poveri e in ambienti collinari e di pianura. La produttività è regolare e mai eccessiva, caratteristica che favorisce la qualità del vino.


