Il nome può trarre in inganno chi non è un grande esperto di vino e, giustamente, ricollega il Moscato a un vino bianco. Quando si parla del Moscato di Scanzo, il prodotto che ne deriva è un rosso color rubino, frutto di un vitigno a bacca nera che rappresenta l’unico autoctono della provincia di Bergamo e che si coltiva esclusivamente nel territorio di Scanzorosciate, sulle colline della Valcalepio.
Gli acini del Moscato di Scanzo sono trasformati in un vino Docg, che prende il nome dalla varietà di origine (Moscato di Scanzo Docg) e in un vino Doc, Valcalepio. Quando si parla di “chicche” della Lombardia, questo prodotto entra dunque in gioco proprio per le sue caratteristiche uniche.
La storia racconta che furono le legioni romane a introdurre il vitigno sulle colline bergamasche, come ricompensa dopo le campagne contro i Galli, anche se alcune ipotesi lo collegano al mondo greco e all’antico “anathelicon moschaton”.
Dopo esser stato a rischio estinzione, a partire dagli anni Ottanta la sua diffusione è ripartita nel territorio di origine, ottenendo l’inserimento nel Registro nazionale delle varietà nel 1981 e il riconoscimento a Docg nel 2009.
Predilige terreni collinari asciutti e ben esposti. Un vino raro e ideale da abbinare ai formaggi del territorio, in particolare il Taleggio Dop o il Gorgonzola piccante Dop, o ai dolci lievitati come il panettone milanese.


